Ransomware-as-a-Service e AI: l’arsenale dei cybercriminali
Il Ransomware-as-a-Service (RaaS) e l’Intelligenza Artificiale hanno trasformato radicalmente il panorama delle minacce informatiche. Quello che fino a pochi anni fa richiedeva competenze tecniche avanzate è oggi accessibile a chiunque disponga di una connessione e di qualche centinaio di dollari in criptovaluta.
In questo articolo analizziamo l’arsenale AI a disposizione degli attaccanti e le piattaforme RaaS che stanno professionalizzando il cybercrime, abbattendo le barriere d’ingresso e moltiplicando i rischi per aziende di ogni dimensione.
Cos’è il Ransomware-as-a-Service e perché è così pericoloso
Il Ransomware-as-a-Service è un modello criminale che replica la logica del SaaS (Software-as-a-Service) legittimo: sviluppatori specializzati creano il codice malevolo, affiliati lo distribuiscono, i profitti vengono condivisi secondo percentuali prestabilite. Il risultato è un ecosistema strutturato, con tanto di dashboard, supporto tecnico e aggiornamenti periodici.
Questo modello ha reso il RaaS la forma di cybercrime più diffusa e redditizia degli ultimi anni. Non è un caso: chiunque può diventare un “affiliato” senza scrivere una singola riga di codice.
Come funziona una piattaforma RaaS
Le piattaforme RaaS offrono agli affiliati un pacchetto operativo completo che include pannelli di amministrazione intuitivi per gestire le campagne di attacco, manuali operativi dettagliati, infrastrutture per la riscossione dei riscatti in criptovaluta, sistemi automatizzati di negoziazione con le vittime e aggiornamenti continui del malware per eludere gli antivirus.
Il modello di revenue sharing più comune prevede una quota dell’80% per l’affiliato e del 20% per gli sviluppatori, rendendo il Ransomware-as-a-Service estremamente attrattivo anche economicamente.
L’arsenale AI degli attaccanti: intelligenza artificiale al servizio del cybercrime
Se il RaaS abbatte le barriere d’accesso, l’AI nel cybercrime amplifica la potenza degli attacchi. I cybercriminali utilizzano strumenti di intelligenza artificiale in ogni fase della kill chain, dalla ricognizione alla monetizzazione.
Phishing e spear phishing potenziati dall’AI
I Large Language Model (LLM) consentono di generare email di phishing grammaticalmente perfette, contestualmente coerenti e personalizzate sulla base di dati OSINT raccolti automaticamente. Il risultato è che i tradizionali indicatori di un’email sospetta — errori grammaticali, tono generico, mittente anonimo — scompaiono quasi del tutto.
Lo spear phishing AI-assisted può replicare fedelmente il tono comunicativo di un dirigente aziendale, rendendo l’attacco praticamente indistinguibile da una comunicazione autentica.
Deepfake e voice cloning: il social engineering diventa multimediale
Le tecnologie di voice cloning e video deepfake permettono di simulare la voce o l’immagine di un CEO, un CFO o un fornitore di fiducia. Casi documentati mostrano dipendenti che hanno autorizzato bonifici per centinaia di migliaia di euro dopo aver ricevuto una videochiamata apparentemente autentica.
Questo ha trasformato le Business Email Compromise (BEC) in attacchi multicanale molto più difficili da intercettare.
Malware adattivo e AI-assisted code generation
L’AI viene impiegata per scrivere, modificare e offuscare codice malevolo, adattando i payload per eludere le soluzioni di rilevamento. Si parla di malware adattivo: software capace di modificare il proprio comportamento in risposta alle contromisure difensive, rendendo inefficaci le firme statiche degli antivirus tradizionali.
Automazione della ricognizione (OSINT automatizzato)
Strumenti basati su AI possono analizzare in pochi minuti profili LinkedIn, comunicati stampa, organigrammi pubblici e repository di codice, costruendo una mappa dettagliata dell’organizzazione target. Questo accelera drasticamente la fase di reconnaissance, uno dei passaggi più critici nella pianificazione di un attacco.
RaaS + AI: la combinazione che ridefinisce le minacce informatiche
L’integrazione tra Ransomware-as-a-Service e AI cybercrime produce un effetto moltiplicatore. Da un lato il RaaS mette a disposizione l’infrastruttura e la distribuzione, dall’altro l’AI fornisce automazione, credibilità e capacità di evasione.
Il profilo dell’attaccante medio si è trasformato: non è più necessariamente un esperto di sicurezza informatica, ma può essere un individuo con competenze tecniche di base che accede a piattaforme RaaS e utilizza tool AI per massimizzare le probabilità di successo.
Le conseguenze per le organizzazioni sono concrete: attacchi più frequenti, più personalizzati e con finestre di opportunità più strette per la risposta.
Come le aziende possono difendersi
Fronteggiare l’evoluzione del RaaS e dell’AI nel cybercrime richiede una strategia di cybersecurity che operi su più livelli simultaneamente.
Difese tecnologiche
Sul fronte tecnologico è fondamentale adottare soluzioni EDR/XDR con rilevamento comportamentale anziché basato su firme, implementare backup immutabili testati regolarmente, mantenere un processo strutturato di vulnerability management e integrare threat intelligence per anticipare le minacce informatiche emergenti.
Difese organizzative e umane
La tecnologia da sola non è sufficiente. La formazione continua su phishing, deepfake e tecniche di social engineering è oggi una priorità strategica. I dipendenti rappresentano sia il primo vettore di attacco che la prima linea di difesa: investire in security awareness riduce significativamente la superficie d’attacco esposta agli attacchi RaaS.
Simulazioni periodiche di attacco, red teaming e incident response planning completano una postura difensiva matura.
Conclusione
Il Ransomware-as-a-Service e l’Intelligenza Artificiale hanno democratizzato il cybercrime in modo irreversibile. Le minacce informatiche del 2026 non provengono solo da gruppi APT statali: provengono da un ecosistema distribuito, accessibile e in continua evoluzione.
Per le aziende, rispondere a questa sfida significa adottare una visione di cybersecurity integrata, continuativa e proporzionata al livello reale di esposizione.


